Oggi sono uscito di casa per segnalare allo stato la mia rinvenuta presenza in quel di Catania. Ho scelto di andare a piedi perché camminare mi aiuta a schiarire le idee. Cercavo di formulare una domanda sensata all'Amore. Mi stavo arrovellando per capire cos'è questa cosa che ci tormenta nel bene o nel male pur sapendo che già in sé la domanda è scorretta. L'origine di questa mia riflessione stava tutta nel fatto che quando una relazione finisce non altrettanto avviene per l'amore che anzi può prendere forza, vigore acquistare quella arroganza che prima si mascherava nell'incertezza della relazione viva. Sono arrivato all'Asl e ho preso il biglietto poi come spesso accade ho iniziato a leggere le parole spegiudicate di un caro amico di carta, Michel. Dopo meno di mezz'ora ho percepito chiaramente un movimento che mi ha distratto. La gente seduta si è iniziata ad alzare, ad accalcare allo sportello. Una ragazza che avrà avuto 23 anni ha iniziato a chiedere il numero della prenotazione di alcune grasse signorine piazzate in prima fila. In breve la linea di attesa era stata varcata e due e più persone stazionavano intervenendo nelle pratiche altrui. Ho sentito chiaramente che non potevo più stare a leggere altrimenti il mio turno non sarebbe mai arrivato. Presto una ragazza piuttosto bruttina ha fermato un impiegato e si capiva chiaramente che cercava un favore perché sprovvista del numero. L'impiegato allo sportello vista la calca aveva in cuor suo deciso che non avrebbe accettato persone senza il numero. Un gruppo di ragazzetti non ancora maggiorenni con un figlio appena nato, capita la situazione, erano andati a cercare qualche numero lasciato per terra. Era per me chiaro che la situazione sarebbe peggiorata per cui mi sono alzato per posizionarmi vicino allo sportello. C'era un girare di numeri affinché fossero rispettati i tempi di attesa. Io avevo il 35 e il servizio avrebbe chiuso irrimediabilmente alle 12.oo come scritto nei tre o quattro fogli appesi alle pareti con lo scotch. Arrivati agli sgoccioli i quattro ragazzini con il marmocchio erano piazzati davanti allo sportello. Ho trovato il coraggio di dire: Ma la fila qui non si rispetta più. Che subito il capo branco ha risposto: Lei che numero ha. Noi il 32 e allora.- Si ma dove lo avete trovato, siete stati fortunati. Ma le mie parole erano già votate all'indifferenza. ignoto, ignorare, ignominia ma non esiste il termine ignorazione. Quando ho finito di fare le mie carte, l'impiegato si è accorto che venivo dal nord. Cazzate io vengo da Padova, non necessariamente è lo stesso. Gli ho fatto notare che lì ci avrei messo tre minuti. E lui si è giustificato dicendo che era da solo, che non c'erano i soldi. Ho riso e guardandolo negli occhi gli ho risposto: Da domani faccia rispettare i numeri e le distanze di cortesia, vedrà che le cose cambiano. Sono andato via e già lui era pronto a rispondere- Si ma non è così facile.
Mi è venuto da ripensare a quello che era successo e poi ho avuto una intuizione. E' abbastanza frequente di questi tempi pensare un Italia in cui si è sfilacciata la cultura della legalità facendo filtrare una mentalità mafiosa, una connivenza basata sulla raccomandazione, soprattutto al Sud. Io credo diversamente. Credo che non si tratti di raccomandazione ma di alleanza. Catania è così non per incuria dei suoi cittadini, per strafottenza o leggerezza. Catania è un campo di battaglia diffusa di quartiere in quartiere, da persona a persona, in cui si creano alleanze e si è in conflitto tra fazioni avverse il cui premio è l'appartenenza allo stato. Quest'ultimo però è fatto di persone che partecipano di questa lotta, ne sono protagonisti e arbitri, in pieno conflitto di interessi. Catania non è un posto in cui si vive bene perché la guerra è dentro, lo stereotipo di un sud che sa vivere, che sa godersi il tempo e il divertimento è la più grande delle menzogne perseguite consapevolemente o meno da tutti. L'apparato statale non ha fatto niente per portarla ai limiti come succede a Padova, in cui rom, immigrati, disadattati sono bersaglio di strategie più o meno punitive. Qui la punizione è sempre possibile. Qui si combatte una guerra incivile le cui armi sono una stretta di mano.
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