venerdì 18 dicembre 2009

Premesso che


Premesso che conosco bene la violenza e non mi piace. Premesso che faccio fatica persino ad usarla per difendermi, che tutto sommato mi sarebbe lecito. Premesso che se dovessi lasciare la testa libera sarei uno scannatore ma prevale il cuore. Vorrei dare un'interpretazione differente ai fatti accaduti in questa settimana. Si parla dell'attacco a Berlusconi come il frutto di un clima violento o il gesto di un folle eccitato da questo clima. Galimberti stesso interviene ad AnnoZero per collegare l'odio e l'amore come facce di una stessa strategia. Tutti hanno da ricostruire una storia e la televisione e i blog ci ricamano sopra. Bene. Ma c'è qualcosa che a me non torna. L'evocazione degli anni di piombo. Il clima serrato del rispettiamo le istituzioni. Credo che tutto questo possa assumere un tono diverso se consideriamo non tanto la violenza quanto il suo uso. In fin dei conti psicologicamente la violenza resta sempre un gesto comunicativo. L'atto di affermare qualcosa che non può essere detto altrimenti. O si. ma questa è un'altra storia. Cominciamo dunque.
La follia non è una spiegazione. E' un termine discarica che raccoglie gli scarti di ciò che il nostro pensiero non riesce a utilizzare, perché obsoleto, perché rifiuto speciale, perché non ci sono campane capaci di contenerlo.
Il gesto che sia stato di un folle o no, poco importa, è un chiaro segno di attacco alle istituzioni. Ciò che il gesto e la paura e la condanna del gesto evocano è una stagione da ghigliottina. La possibilità che la piramide su cui fondiamo la nostra convivenza possa improvvisamente rovesciarsi. Il vertice essere schiacciato dalla sua stessa base. Il rovesciamento dell'ordine costituito. Da cui l'invocazione a rinsaldarlo. A serrare i ranghi e infoltire le compagini. Destra e sinistra, mano nella mano.
Di più.
Questo clima più che di violenza è un clima dissacratorio. Ci insegna che tutto può essere detto, che tutto può essere fatto. Che non c'è libertà per gesti alternativi e visibili. In questo rituale della Libertà urlata non c'è la ritualizzazione della trasgressione. Niente contaminazione, nessuna uscita. Gabbia d'acciaio in cui puoi dire e fare quello che vuoi. Dentro. Ma nessun visitatore. Un solo tabù. Di ciò non si può parlare. Di trasgressioni come costitutive delle regole. Perché i fatti possono essere contraddetti. Basta discuterne la storia, le origini e tutto può essere vero e falso. Come diceva il mio amico di carta Michel: Io parlo. Terribile emblema dell'eterno. Dall'Io mento ne puoi uscire alzando lo sguardo, dall'Io parlo, no.
Questo atto di violenza ci dice sottovoce che qualcosa di più del contratto sociale è sotto minaccia, qualcosa di precontrattuale, qualcosa che ha a che fare con il rapporto tra ciò che diciamo e ciò che facciamo. Con la spiritualità in senso greco. Tartaglia odiava, Tartaglia ha attentato. Questa è coerenza. Non follia. Questo spaventa: Coerenza.
Il re è morto. Viva il re.

1 commento:

Matteo ha detto...

Quando sento parlare di odio ed amore come due facce della stessa strategia, oltre a venirmi in mente il simbolo orientale dello yin e yang mi viene in mente Obama. Nobel della pace che al suo primo discorso ufficiale parla della necessitá della guerra per garantire la pace stessa.
Ieri riflettevo un po' su questo, camminando in un parco, e sono giunto alla conclusione che parlare di bene e male in termini assoluti nel mondo attuale é davvero una forzatura. Pericoloso schierarsi.. come dire, da che parte stai? Se stai dalla mia sei "buono". Pace e bene fratello. Se non stai dalla mia, hai idee diverse, odore diverso, valori differenti nascono dei problemi.
Sei Berlusconiano? Sei Comunista? Sei Milanista? Sei Cattolico? Ma in chiesa ci vai? Tutte le domeniche? Fumi erba? Quanti anni hai? Hai la terza media? Fai Volontariato?
Insomma.. il bene e il male convivono. Non dentro Berlusconi.
Berlusconi divide il paese. Lo si ama o lo si odia. Ti dispiace che l'abbiano ferito perché lo stimi o devi dichiarare ai media la tua solidarietá al premier anche se dentro di te godi come un pazzo all'idea che l'abbiano menato.
Bene e male nella vita di tutti i giorni sono fusi. Nella politica italiana sono ben separati. Non ci sono idee differenti. Solo schieramenti e portafogli differenti.
Concludo con un "Il Re é morto. Viva il Re". Poi che sia avvenuto per morte naturale o indotta non fa molta differenza.
Come ben descritto dall'autore di questo blog, il clima più che di violenza è un clima dissacratorio. Tutto può essere detto, e tutto può essere fatto.
L'importante é essere coerenti, come diceva Bin Laden.