giovedì 2 dicembre 2010

Anche il deserto ha le sue spine.

Il film di Monicelli è diverso da come me lo aspettavo. Abituato ai grandi personaggi questo presenta tratti, caratteri appena abbozzati. Una infinità di trame non svolte. In effetti non è un film ma una lunga, simpatica , divertente e amare preparazione alla scena finale del film.
"Era meglio se gli dicevamo che jiera cornuto."
In effetti non è l'unico delitto commesso durante lo svolgimento della trama del film. Ne ricordo almeno due e su questo baso le mie osservazioni ingenue.
Il primo quando gli aerei inglesi bombardano il campo della croce rossa. Le ragioni sono dovute al fatto che i commilitoni in fuga usano la croce per nascondere la fuga. E una volta scoperto l'inganno vengono derisi, insultati e cacciati via anche se bisognosi di aiuto.
Il secondo quando il commilitone italiano cede la sua pagnotta a due africani, quello tedesco si infuria e ne nasce una lite in cui l'italiano muore a pistolettate. Ma anche in questo caso la ribellione è possibile. Del prete contro i mandamenti della chiesa, dei commilitoni contro la legge italiana e militare. Anche in questo caso è possibile una rivolta. Il grande rifiuto.
Ma quando il tenente muore perché ha dimenticato le sue lettere d'amore sparato dai predoni del deserto, ecco che nutrito a film americani ti aspetteresti una sparatoria, una rimostranza. Ma niente. Tutto si risolve in un " Era meglio se gli dicevamo che jiera cornuto." Come se per certe morti non ci fosse che l'amara attestazione che le cose possono andare storte.
E mi viene in mente un uomo che alla veneranda età dei 35 disoccupato cronico e fallito in ogni attività intellettuale  intrapresa, prende in mano un libro che leggeva quando ne aveva 17 e vi ritrova scritto il nome di Batchin prima che diventasse di moda tra i suoi coetanei.
E viene da riflettere sul fatto che se ti ci vogliono 18 anni per capire che il tuo destino era stato segnato da cose che non capivi e quando le capisci sei già intrappolato perché non puoi tornare indietro e non sei meritevole per andare avanti in verità bisogna amaramente ammettere che aveva ragione quell'insegnante che ai genitori del ragazzo allora 13nne  disse  " Questo è uno che dovrebbe lavorare con le mani. Fategli fare un istituto tecnico."
Con buona pace di chi crede nella scuola buona, quella che si rifiuta il " Ci sono quelli fatti per studiare e quelli che no!"

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