lunedì 8 febbraio 2010

Avatar

Ieri sera sono andato al cinema dopo tanto tempo e ho visto Avatar. Bello, imponente e coinvolgente. Di certo. Non era però un film corale. Pochi personaggi spesso tratteggiati con l'indice, suggestivi più per i gesti che per la psicologia. Quasi a ricordarci che non tutto è relativo ma certamente tutto è discutibile per cui non ci rimane che andare sugli atti per discriminare invece che restare sui linguaggi. Semplicistico ma suggestivo. Idealistico e ottimista. Rimane comunque un film non originale ma ben congegnato. Richiama a Balla coi lupi e prima ancora Piccolo grande uomo, spinge su alcune intenzioni di Matrix e conclude con I sette samurai. Ci racconta in effetti di una transizione e una lotta tra due mondi. Consumo vs Ciclo. Individualismo vs Connettività. Buoni e cattivi sono misti eppure non c'è mai il dubbio di chi stiamo parlando. Ma come al solito a me interessano più i dettagli e stavo riflettendo sul fatto che il film parla di una transizione da un vecchio me ad uno nuovo. Quello vecchio ha le gambe paralizzate frutto di una vecchia guerra, ha un'affiliazione frutto di un vecchio addestramento, quello militare, ha un suo marchio con la pistola pronta e l'incapacità a ragionare per conto proprio e infine un vecchio interlacciarsi con il mondo frutto di una vecchia tecnologia. Un bambino che non vede e fa un sacco di rumore. E poi quello nuovo che ha una affiliazione altrettanto vecchia fatta di prove, ma basterebbe guardare qualche film sui marines per capire che è la stessa cosa, ha un marchio perché alieno, perché avatar, perché forestiero, e un interlacciamento decisamente migliore ma solo questione di bpm. Il prima e il dopo si assomigliano spaventosamente eppure scegliamo il dopo perché? Prove, tutta una questione di prove. Ci esaltiamo con Full Metal Jacket tanto quanto con Avatar perché le prove hanno un potere speciale. Ci dicono cosa è sacro e cosa no. Ci pongono nella condizione di essere eroi violando o meno i sacramenti. Ci fanno nascere una seconda volta. Cara vecchia antropologia. E adesso tutti noi sentiamo di voler rinascere ancora un pò. Perché le nostre città hanno lasciato agli individui singoli la riflessione su come scegliere la propria nascita quando è sempre stato una questione sociale e politica. 
Che non sia il tema ecologista o il carattere immaginifico del racconto ad esaltare il pubblico lo dimostra una ingenua affermazione di uno spettatore che uscendo ha esclamato: insomma alla fine lui sceglie gli avatar perché gli uomini stanno distruggendo il mondo!
Mi sa che siamo diventati avatar pure noi: quelli che hanno dimenticato come usare i pronomi.